I Colori dei Diamanti dalla D alla Z nella scala ufficiale

I colori dei diamanti sono ben definiti quando si osserva un diamante blu o rosa, ma per quelli bianchi?
Perché alla fine anche questi diamanti non sono esattamente bianchi.

Il colore dei diamanti è uno dei parametri per giudicarne il pregio e quindi anche quanto sono rari e preziosi. Spesso solo l’occhio più esperto può individuarlo, ma è bene conoscere le varie differenze.

Ecco quindi come sono classificati i diamanti e come riconoscerne il colore.

Il colore dei diamanti

Innanzitutto i diamanti non sono solo banchi, ce ne sono anche di colorati.
Eppure la formazione è la stessa: avviene attraverso la cristallizzazione di carbonio sottoposto ad alta pressione.
Quello che cambia, e che determina il colore di un diamante, è se durante il processo formativo resta all’interno della struttura qualche macro o micro elemento.

In ogni caso, la quantità che eventualmente resta all’interno della gemma ha una concentrazione bassissima, ma sufficiente a conferire delle bellissime sfumature di colore. 

Diamanti colorati quanti ce ne sono?

Non meravigliatevi se non ne avete mai visto uno. Analizzando i diamanti naturali estratti, solo 1 su 10.000 è un diamante colorato.
Sono estremamente rari, e per questo è davvero molto difficile poterli ammirare in qualche opera di gioielleria.

Se vi state domandando quanti colori di diamanti naturali esistono, eccone una lista:

  • Diamanti gialli: tra quelli colorati, sono quelli più diffusi. il loro colore è dovuto alla presenza di una piccolissima quantità di azoto presente nella struttura.
  • Diamanti verdi e marroni: i diamanti possono avere anche queste due colorazioni che per gran parte si devono alla configurazione strutturale. Sapevate che fino agli anni ottanta, quelli marroni erano usati solo per uso industriale?
  • Diamanti blu: hanno questa colorazione grazie alla presenza di boro. Sono belli quanto rari!
  • Diamanti rosa: in realtà, il colore dei “Pink diamonds” non è dovuto a qualche sostanza, ma alla distorsione del reticolo del cristallo.
    La diversa struttura assorbe le frequenze verdi della luce. I diamanti rossi seguono lo stesso principio, anche se sono ancora più difficili da trovare.

D’altronde è estremamente raro vedere anche diamanti realmente bianchi.

I diamanti bianchi

Anche se i numeri parlano chiaro sul fatto che trovare un diamante colorato sia letteralmente 10.000 volte più difficile che trovarne uno bianco, non vuol dire che questi ultimi abbondino.

Il processo formativo dei diamanti è ipotizzato tra i 900 milioni e i 3 miliardi di anni a prescindere dal colore che assumeranno.
Per questo sono così difficili da trovare e sono venduti a prezzi esorbitanti.

A proposito dei diamanti bianchi, una cosa da sapere è che in realtà il più delle volte non sono esattamente bianchi.
Scorgere le differenze di sfumatura è quasi impossibile se non si analizza il diamante con una metodologia particolare.

Come si fa e perché è importante classificare il colore dei diamanti?

Misurare il colore dei diamanti

Se per i diamanti colorati la presenza di colore è indice di pregio, per quelli bianchi lo è l’assenza.
Più un diamante è incolore, maggiore è il suo valore.

L’assenza di sfumature tendenti al giallo, indica che la struttura del diamante non presenta centri di colore , cioè “difetti” che portano a riflettere la luce in modo particolare.

Sapete che ad oggi non esiste ancora un apparecchio in grado di determinare il colore esatto di un diamante?
L’unico modo per poter decretarne con esattezza il colore è affidarsi all’occhio nudo.
Quando diventa veramente difficile percepire le differenze, ci si aiuta con lampade che abbiano temperatura e colore ben definiti.

Individuato il colore, il diamante può essere classificato.

La scala ufficiale per misurare i colori dei diamanti

Nel corso dei secoli si sono alternati dei sistemi di classificazione. Uno di questi divideva i diamanti in tre gruppi indicati con numeri romani (I, II, III), cifre arabe (1, 2, 3 ) oppure lettere dell’alfabeto (A, B, C).
Sappiate però che questo sistema ha ben presto rivelato i suoi limiti.

Tre soli gruppi risultano troppo generici con classificazione molto imprecisa.
Quindi il Gemological Institute of America – GIA – ha elaborato una scala ufficiale per la classificazione del colore dei diamanti.
Questa scala viene presa come parametro di giudizio a livello mondiale.

I colori dei diamanti dalla D alla Z

Il Gemological Institute of America è l’autorità più competente in materia di diamanti a livello mondiale.
La scala di colore utilizzata per analizzare i diamanti, assegnando loro una lettera per classificarli, va dalla lettera D alla lettera Z.

Perché non inizia dalla A?

Semplicemente perché iniziando dalla D non si corre il rischio di confondere questo sistema di classificazione con quello precedente.
Quello che raggruppava i diamanti in tre gruppi indicati con le lettere A, B e C, per intenderci.

Ecco la scala dei colori completa:

colorless (D-F); near colorless (G-J); faint (K-M); very light (N-R); and light (S-Z).

Quelli più incolore (e rari) in assoluto sono indicati con la lettera D, fino ad arrivare alla F. Man mano che si procede verso la lettera Z, le sfumature di luce gialla si intensificano.
Ogni lettera ha un range di variazione di colore molto stretto e ogni diamante può essere classificato con estrema precisione.

Ricordate che un occhio inesperto o non sufficientemente allenato non riuscirebbe a distinguere le differenze tra un diamante di colore D da uno di colore H.
C’è poi da dire che una volta incastonati all’interno di gioielli, il colore dei diamanti diventa ancora più difficile da individuare.

Se vi state chiedendo quali di questi finiscono sugli anelli di fidanzamento e tiare, quelli più utilizzati in gioielleria sono sicuramente quelli dalla lettera G alla I.

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